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Appropriazione indebita, a giudizio il commercialista messinese dei fratelli Sutera

 

Secondo la Procura di Firenze si “sarebbe appropriato, con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, di un ingiusto profitto e delle documentazione” contabile di due aziende di Empoli a cui teneva l’amministrazione.

Per questo motivo il commercialista Salvatore Minacori è stato rinviato a giudizio con un decreto di citazione diretta firmato dal pubblico ministero Fedele Laterza.

All’uomo, 49enne di Messina, ma di fatto operativo tra Empoli e Scandicci, la Procura fiorentina contesta l’appropriazione indebita aggravataL’udienza è fissata per il 4 giugno 2020 davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Firenze.

I titolari delle due ditte, del Senese, rappresentati dagli avvocati Francesco Stefani e Chiara Galli, hanno presentato denuncia dopo aver ricevuto la notifica di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate per i versamenti non effettuati dal professionista.

Nella stessa situazione ci sarebbero anche altre aziende di cui l’uomo gestiva la contabilità che avrebbero già presentato denuncia alla procura della Repubblica.

Chi è Salvatore Minacori.

Il nome di Minacori, con vari precedenti penali per false fatturazioni, era spuntato nell’inchiesta dei magistrati fiorentini sugli affari al Caffè Curtatone, gestito dai fratelli Renato e Giovanni Sutera, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Graziella Campagna, “esponenti di Cosa Nostra a Firenze”.

Il commercialista infatti teneva le contabilità delle due società fallite al Curtatone (la Siga srl e la Mela srl). Numeri e conti che sono andati “smarriti” nel tempo, e la documentazione non è mai stata potuta essere acquisita dalla Procura di Firenze.

Minacori nelle pagine dell’inchiesta della Dda sembrerebbe, apparentemente, ricoprire un ruolo marginale. Sarebbe invece emerso come l’attività del commercialista fosse centrale nelle operazioni dei Sutera.

Infatti, il commercialista avrebbe pagato Renato Sutera per la sua attività di consulenza aziendale. Lo certifica una ricevuta di 2.500 euro firmata personalmente dall’esponente di Cosa Nostra soltanto un mese prima del suo arresto.

Ma perchè un commercalista paga un uomo in odore di mafia per le sue consulenze?

Renato Sutera non ha titoli di studio, e l’unica “competenza” economica dell’uomo, appare essere un arresto per usura in una storiaccia a Montecatini, oltre alle accuse di riciclaggio e bancarotta fraudolenta, dell’inchiesta Affari di Famiglia della Procura di Firenze.

Dall’indagine emerge, anche, come Minacori fosse in contatto diretto con i fratelli Sutera, impegnato a risolvere i problemi di contabilità delle società collegate ai prestanome dei due esponenti di Cosa Nostra.

Infatti tra i clienti del commercialista siciliano non potevano mancare anche i sodali di Renato e Giovanni Sutera. In particolare, Annunziata Rizzo titolare de Lo spuntino di Pesce, una ditta individuale che gestisce due ristoranti, che la donna ha con il compagno Massimiliano “Lupo” Marconi.

Dalle carte in mano agli inquirenti, è emerso, infatti, l’interesse economico di Renato Sutera sugli incassi dei ristoranti. L’esponente di Cosa Nostra, legato alla coppia da anni, seguiva da vicino i locali per “rientrare” di un debito che la coppia aveva con lui.

Ufficialmente i conti del bar dei Sutera, dopo che Minacori li aveva consegnati ai due prestanome, sono stati smarriti in Sicilia ed in Albania.

Una circostanza “non veritiera” secondo gli inquirenti che “rileggendo le dichiarazioni rassegnate dal Minacori e da Xoxha (un altro prestanome già condannato a due anni di reclusione) e opportunamente confrontate” ritengono “che la restituzione della documentazione non sembra sia avvenuta”.

Droga: Renato Sutera a processo a Firenze. Sentenza di non luogo a procedere per il fratello Giovanni, killer di Graziella Campagna.

Renato Sutera, già imputato in due distinti processi a Firenze insieme al fratello Giovanni, in un caso con l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga e nell’altro per la bancarotta del bar Curtatone a Firenze, è stato rinviato a giudizio anche per coltivazione di marijuana. Sempre per l’accusa di coltivazione di droga il gup ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto nei riguardi di Giovanni Sutera, già detenuto per la condanna all’ergastolo per l’omicidio di mafia della 17enne Graziella Campagna (uccisa nel 1985), assistito dall’avvocato Elena Augustin.

Le indagini che hanno portato al rinvio a giudizio di Renato Sutera riguardano il sequestro in un appartamento in Spagna di 285 piante di marijuana, secondo l’accusa coltivate da persone del posto col contributo dei fratelli Sutera. Il gup di Firenze il 7 marzo scorso aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste nei riguardi di entrambi i fratelli per quanto riguarda la coltivazione di marijuana, ritenendo che la procura non avesse presentato elementi di prova sufficienti. Il gup ha poi revocato il proscioglimento e fissato una nuova udienza preliminare sulla base di nuove indagini della pm della Dda Giuseppina Mione, effettuate con la collaborazione anche della polizia spagnola. Al termine dell’udienza il giudice ha rinviato a giudizio – processo al via il 14 novembre prossimo – Renato Sutera, difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Antonio Cosco, e nuovamente prosciolto il fratello GiovanniRenato Sutera, arrestato col fratello il 27 marzo 2018 nell’ambito delle indagini per il traffico di droga dalla Spagna, si trova al momento agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Inchiesta Caffè Curtatone, i Sutera a processo anche per bancarotta. Condannato ex consigliere comunale.

Un altro processo era già stato deciso per i fratelli Giovanni e Renato Sutera, esponenti di Cosa Nostra a Firenze e titolari di fatto del caffè Curtatone, un bar molto conosciuto, nell’omonima via, a due passi dal centro storico fiorentino.

I due fratelli siciliani erano stati rinviati a giudizio dal gup Antonella Zatini nel mese di giugno per un filone del procedimento che comprende accuse di bancarotta fraudolenta, intestazioni fittizia di società commerciali e truffa.

L’inchiesta ha visto coinvolti a vario titolo, oltre ai Sutera, anche altri indagati accusati di essere loro prestanome.

Il processo ai Sutera inizierà il prossimo 3 dicembre.

Per quanto riguarda gli altri indagati, l’imprenditore ed ex politico e consigliere comunale Luigi Morelli ha patteggiato 2 anni e 6 mesi, mentre il prestanome Elton Xoxha ha patteggiato 2 anni di pena.

Lo stesso giudice ha condannato, in rito abbreviato, il prestanome Giuseppe Ferrigno a 2 anni di reclusione, e ha assolto, sempre con processo in rito abbreviato, l’ex amministratrice della società che gestiva il bar, Annunziata Rizzo.

Droga da Spagna, i Sutera a processo.

Nel marzo scorso Renato e Giovanni Sutera sono già stati rinviati a giudizio per un altro filone dell’inchiesta sul Caffè Curtatone relativa a un traffico internazionale di marijuana tra la Spagna e l’Italia. I fratelli sono accusati di coltivazione, nel Paese iberico, e poi importazione e smercio in Italia dello stupefacente. Lo ha stabilito al termine dell’udienza preliminare il giudice Fabio Frangini che, intanto, per le stesse accuse ha condannato in rito abbreviato altri due co-imputati, Ruben Crespo Guerra, spagnolo, a 8 anni 10 mesi 20 giorni di reclusione, e Pavlin Delia, albanese, a 4 anni 5 mesi 10 giorni. Per i due condannati, considerati i complici in Spagna di un traffico di droga finanziato dai fratelli Sutera da Firenze, il giudice ha stabilito l’espulsione dall’Italia “a pena espiata”.

Quando nel marzo 2018 scattarono gli arresti emerse che Giovanni Sutera, 61 anni, era in libertà condizionata mentre scontava una condanna all’ergastolo avuta insieme al boss di mafia Gerlando Alberti jr per l’omicidio di Graziella Campagna, 17enne uccisa nel 1984 nel Messinese. Giovanni Sutera inoltre era stato condannato in precedenza per omicidio per la morte dell’orefice Vittorio Grassi, che fu ucciso in una sparatoria durante la rapina alla sua gioielleria a Firenze nel 1982.

Renato Sutera ai domiciliari.

Si rompe un femore in carcere e ottiene gli arresti domiciliari per poter seguire cure di riabilitazione fisioterapica nella sua casa di Firenze. È quanto ha deciso nel marzo scorso il gip per Renato Sutera. Il difensore di Sutera aveva presentato istanza di revoca della misura cautelare in carcere per motivi di salute. Il giudice aveva successivamente deciso la scarcerazione per i domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, così da consentire le cure a casa.

Anche il fratello Giovanni Sutera aveva chiesto la revoca della detenzione in carcere, ma per un motivo diverso: cioè, secondo quanto appreso, la nascita di un figlio. Il giudice non lo aveva ritenuto motivo idoneo e aveva confermato la misura del carcere rigettando la richiesta. Renato Sutera era in carcere a Prato.

from Stampalibera.it

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