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Ai domiciliari da innocente Ora lo Stato lo risarcisce

Il pistoiese Samuele Baroncelli vittima di un clamoroso errore giudiziario: finì gli arresti nel 2008 in un’inchiesta su truffe ad assicurazioni. Poi assolto

 

 

L’avvocato Fabio Generini, difensore, con il collega Stefani, di Baroncelli

PISTOIA

La sua voce venne registrata in un’intercettazione telefonica con un carrozziere, le sue parole interpretate nel modo sbagliato e il suo nome finì in una maxi operazione contro le truffe alle assicurazioni legate a finti incidenti stradali. Ma dopo sei mesi di domiciliar e un rinvio a giudizio, al processo il pistoiese Samuele Baroncelli venne assolto con la formula più ampia. La sentenza non venne neppure impugnata dalla procura.

Eppure, per gli effetti di quell’inchiesta, Baroncelli, oggi 51enne, all’epoca titolare di un’agenzia di infortunistica stradale, perse il lavoro e la faccia. Così, dopo che l’assoluzione è diventata definitiva, Baroncelli, assistito dagli avvocati del foro di Firenze Fabio Generini e Francesco Stefani, ha ottenuto un risarcimento per quei sei mesi di libertà privata. Lo Stato gli ha restituito 21mila euro (la somma è calcolata secondo importi tabellari), a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione.

“Si tratta di una vicenda che ha visto il nostro assistito arrestato nell’anno 2008 per associazione a delinquere finalizzata al compimento di una serie di truffe in danno alle compagnie di assicurazioni per una serie di sinistri stradali falsi – riassumono i legali -. Rimase agli arresti domiciliari per 6 mesi da persona innocente, innocenza poi accertata e dichiara nel processo concluso con sentenza di assoluzione nell’anno 2017 da parte del Tribunale di Pistoia 9 anni dopo dal giorno dell’arresto, sentenza irrevocabile e non impugnata dalla Procura. Dopo la sentenza di assoluzione, abbiamo depositato la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione alla Corte di Appello di Firenze che inizialmente rigettò la domanda, accogliendola solo il 18 marzo 2022, dopo l’intervento della Corte di Cassazione che aveva ordinato un nuovo giudizio annullando la prima decisione. Con 2 mesi di tempo per decidere, i giudici della Corte di Appello di Firenze hanno riconosciuto il diritto del nostro assistito all’indennizzo per l’ingiusta detenzione subita per 6 mesi, ravvisando l’errore giudiziario, condannando il Ministero anche al pagamento delle spese legali per tutta la procedura”.

L’avvocato Fabio Generini,  con il collega avvocato Francesco Stefani

“Questo risultato è molto importante – concludono Generini e Stefani –, perché ha un significato di chiusura di un percorso difensivo: prima di difesa nel processo e poi per il riconoscimento del diritto all’indennizzo per l’errore giudiziario. La giustizia non è soltanto quella che definisce un processo con una sentenza di condanna o di assoluzione, ma anche quella che riconosce un errore giudiziario e riconosce l’indennizzo all’imputato per il periodo di ingiusta detenzione subita”.

 

 

 

 

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