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Firenze, l’uomo diffuse le immagini nelle chat: otto mesi di carcere e 2mila euro di multa
Firenze, 7 maggio 2026 – Otto mesi di carcere e 2mila euro di danni. È la condanna che il giudice del tribunale di Firenze ha inferto a un 47enne fiorentino accusato di revenge porn nei confronti della ormai ex moglie. I fatti risalgono a qualche anno fa: l’uomo entrò nella stanza da letto del suo appartamento e trovò nel letto l’allora moglie nuda in compagnia di un altro uomo. La prima reazione del 47enne fu quella di afferrare il cellulare e riprendere la scena con un video. Immagini che successivamente – senza il consenso della donna di 52 anni – fecero il giro di molte chat, e furono inviate anche alla figlia e al fratello di lei.
La condanna per revenge porn
La coppia, ormai separata, si è ritrovata in aula davanti al giudice del tribunale di Firenze. L’ex marito – difeso dall’avvocato Antonio Benvenuti – è stato accusato di revenge porn, per aver acquisito e poi diffuso – con l’intento di vendicarsi – video e foto della moglie nuda, e in atteggiamenti intimi con un altro uomo (poi emerso essere il suo amante), senza il suo consenso e a un numero elevato di contatti, compresi alcuni parenti di lei. Il tutto, con le aggravanti di aver commesso i fatti con l’uso di device informatici e nelle vesti di compagno legato sentimentalmente alla vittima – assistito dall’avvocato Francesco Stefani.
L’accusa di calunnia, donna assolta
Difficile da comprendere, invece, l’accusa di calunnia mossa nei confronti della donna (per la quale è stata assolta). Alla quale viene contestato l’aver omesso nella denuncia all’ex compagno circostanze “indispensabili”: come quello di aver volutamente “creato la situazione ad arte affinché l’ex la trovasse nuda in compagnia di un uomo”, di aver “riso apertamente” mentre lui la riprendeva con il cellulare pronunciando la frase “saluta tua figlia” (alla quale poco dopo avrebbe poi inviato i file).
Revenge porn, cosa si rischia
Il revenge porn rappresenta una delle più gravi violazioni della privacy e della dignità personale nell’era digitale. Chi commette il reato rischia una pena detentiva da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro. Oltre alla sanzione penale, il responsabile potrebbe essere condannato al risarcimento del danno causato alla vittima.
Fonte LA NAZIONE
Studio Legale Avv. Francesco Stefani

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